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Mentre il governo italiano sta valutando ulteriori estensioni dello schema di garanzia pubblica sulle sofferenze oltre la scadenza di settembre 2018, la banca d’affari ha previsto che nei prossimi 12 mesi le banche italiane cederanno sofferenze utilizzando le Gacs per 30-40 mld di euro. La Bce insiste: è ora di sistemare gli Npl. Commissione Ue più comprensiva: in Italia la situazione è migliorata (17 mld le posizioni chiuse di Npl nel 2016)

JP Morgan prevede che nei prossimi 12 mesi le banche italiane cederanno sofferenze utilizzando lo schema di garanzia pubblica (Gacs) per una cifra compresa tra 30 e 40 miliardi di euro. “Nei prossimi 12 mesi ci aspettiamo 30-40 miliardi di cessioni con le Gacs”, ha affermato il managing director della banca Usa, Alessandro Gatto, intervenendo alla seconda edizione della Inm Investor’s Conference on Italian & European Npls a Milano.

A questo proposito allo stesso convegno il responsabile per gli affari legali del Mef, Alessandro Rivera, ha annunciato che il governo italiano valuterà ulteriori estensioni dello schema di garanzia pubblica sulle sofferenze oltre la scadenza di settembre 2018. Rivera ha spiegato che lo schema Gacs, partito a inizio 2016 con un termine di 18 mesi, è stato già “di fatto” prorogato una prima volta con il via libera della Commissione Ue fino a settembre 2018. “Manca solo il decreto che lo sancisce”, ha affermato, aggiungendo però che è stato “concordato e chiarito con la Commissione la possibilità di estendere lo schema di 12 mesi in 12 mesi finché permarrà un interesse da parte dell’Italia”.

Per cui molto probabilmente ci sarà un’ulteriore proroga oltre quella già in atto al momento: “credo di sì; naturalmente faremo le nostre valutazioni una volta che ci avvicineremo alla scadenza”, ha precisato l’esponente del Mef, ricordando che nei primi 18 mesi di vita delle Gacs sono state poste garanzie sulle tranche senior di tre operazioni di cartolarizzazione per un valore complessivo di 860 milioni di euro. “Riteniamo che l’interesse permanga, ci sono ulteriori richieste di garanzia che ci aspettiamo di ricevere nei prossimi mesi, compresa quella di Mps “, ha concluso.

Per il responsabile sorveglianza mercati finanziari della Commissione europea, Mario Nava, la situazione delle sofferenze bancarie in Italia resta peggiore che in altri Paesi in termini di stock, ma migliora se si guardano altri indicatori, quali gli accantonamenti o i flussi di nuovi non performing loans. “Chiaramente la situazione dell’Italia in termini di stock di Npl è più pronunciata di altri Paesi, ma superiori ad altri Paesi sono anche gli accantonamenti. Se si guarda al 2017 c’è stato un gran numero di operazioni che chiaramente hanno messo il trend in discesa”, ha affermato Nava sempre durante lo stesso convegno.

L’esponente della Commissione Ue ha citato, tra i vari fattori che hanno contribuito al miglioramento della situazione degli Npl in Italia, il miglioramento dei mercati e misure come le Gacs, che hanno incentivato la vendita delle sofferenze da parte delle banche. “Se si guarda, quindi, allo stock, allora uno direbbe “mamma mia”, ma se si guarda ad altri indicatori come gli accantonamenti e i flussi di nuovi Npl la situazione è migliore”, ha proseguito.

Quanto all’addendum, le norme sulla copertura degli Npl delle banche posto in consultazione dalla Bce che hanno portato ulteriore incertezza al quadro normativo, Nava ha ribadito che la posizione della Commissione Ue è che le nuove regole si applichino solo alle nuove sofferenze. In ogni caso Bruxelles lavora per “fare in modo che tra tre anni non ci ritroviamo nella situazione in cui ci troviamo adesso”.

Da parte sua la Bce chiederà alle banche di accantonare capitale aggiuntivo per i loro crediti inesigibili attraverso Pillar 2 qualora le trattative con le banche dovessero fallire, secondo quanto ha chiarito oggi Sabine Lautenschlaeger, esponente del board della Bce e membro del consiglio di sorveglianza dell’istituto centrale. “Solo se i risultati di questo dialogo strutturato non dovessero convincerci prenderemo in considerazione le misure di Pillar 2”, ha chiarito Lautenschlaeger.

Comunque oggi dalle Note di stabilità finanziaria e di vigilanza di Banca d’Italia è emerso che prosegue il graduale incremento della velocità di smaltimento delle sofferenze in pancia alle banche italiane. Infatti, la quota di posizioni chiuse entro un anno dall’ingresso a sofferenza, scesa sino a un minimo del 20% nel 2012, è risalita al 38% per le posizioni aperte nel 2015. In termini di importi, il rapporto fra l’ammontare delle sofferenze chiuse in ciascun anno e lo stock esistente all’inizio del periodo, che aveva toccato il minimo nel 2013 (6%), nell’ultimo triennio è stato sempre superiore all’8%, attestandosi al di sopra del 9% nel 2016.

Nel 2016 il controvalore delle posizioni chiuse ha raggiunto il massimo dal 2006 (17 miliardi contro i 13 miliardi del 2015), principalmente per effetto dell’aumento delle cessioni sul mercato. Tale valore rimane inferiore a quello dei nuovi ingressi in sofferenza, ma la differenza si è più che dimezzata nell’ultimo triennio e il numero delle posizioni chiuse è stato superiore a quello delle posizioni aperte.

Al contempo lo scorso anno il tasso di recupero medio si è attestato al 34% (35% nel 2015 e 34% nel 2014). La lieve riduzione ha riflesso il significativo incremento della quota delle cessioni, caratterizzate da tassi di recupero che si mantengono notevolmente inferiori rispetto a quelli conseguibili attraverso le procedure ordinarie. Per contro, è aumentato il recupero medio ottenuto tramite cessioni sul mercato: 23% contro il 20% nel 2015.

“Sui livelli di Npl delle banche italiane c’è stata una riduzione chiara e le cifre ora sono gestibili”, ha rimarcato anche il direttore generale dell’Abi, Claudio Sabatini, nel suo intervento al convegno a Milano. “Crediamo che quello degli Npl sia un problema e che debba essere affrontato come tale, ma le cifre ora sono gestibili e anche il mercato ha dimostrato che non c’è un rischio sistemico”, ha aggiunto Sabatini, elencando poi le cifre a sostegno di questa posizione.

“Il picco del Npl ratio è stato toccato a fine 2015, al 18%. Per il 2016 era previsto un lieve calo, per scendere al 10% alla fine del 2020”, ha detto. L’andamento è stato più veloce del previsto, dato che con il completamento delle operazioni già annunciate il Npl ratio “scenderà per la fine dell’anno al 14%, dal 18% del 2015 e forse anche di più”, ha previsto Sabatini. Non solo. “Il flusso di nuovi Npl in entrata è tornato al livello che avevamo prima della crisi, sotto il 2,8%. Stiamo facendo i compiti”, ha assicurato, “e non abbiamo mai negato la necessità di avere una strategia e un sistema di monitoraggio sugli Npl. Le cifre dimostrano che abbiamo agito secondo queste direttive”.

FONTE MILANOFINANZA